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Ciao Fabrizio......

Ho conosciuto Fabrizio quando acquistò da Pia, che ancora fino ad oggi, dopo tanti anni, chiamava con evidente rispetto “la signora Pedercini “,

senza riuscire a darle del tu, una cucciola dei miei 17. Mi ispirò subito simpatia e tenerezza. Quello che mi colpì d’acchito in lui fu quel suo sguardo buono, oltre ogni dubbio; quella mitezza e quella serenità che riusciva a diffondere intorno comunicandole a chi gli stava vicino. Mi sentii subito certa che la mia creatura sarebbe andata a vivere bene, che sarebbe stata amata e rispettata.

Educato, gentile, disponibile, semplice, sempre sorridente e serio professionista cui tante volte, malgrado la lontananza ,mi sono rivolta per dirimere dubbi e avere un parere che si è sempre rivelato puntuale ed attendibile. Generoso. Ricordo ancora quando, qualche anno fa, mi telefonò per dirmi che avrebbe curato gratuitamente e in toto, nel caso fosse finito dalle sue parti, quel povero dalmata ritrovato scheletrico in Sicilia.

Non spesso presente in esposizione quando partecipava era con allegria, talvolta insieme ad una delle figlie, felice di essere con amici ma, certo e sempre, grande amante della razza, questo si. Indiscutibilmente.

Si usava il telefono fisso allora e ci sentivamo spesso per discutere di questo e di quello. Fu un precursore nell’introdurre i cani nella scuola elementare. “ Così i bambini possono cominciare ad apprezzarne le doti e la compagnia, a conoscerli e ad imparare il rispetto nei loro confronti” Oggi si parla di pet terapy con enfasi e paroloni ma lui, con la sua semplicità, la sua intelligenza, la sua lungimiranza aveva già cominciato allora, da solo.

Poi sono arrivate le mail, comode certo, ma tante volte così impersonali e “distanti” e abbiamo un po’ perso la piacevole abitudine di sentirci. Ma l’amicizia di chi, anche se si sente solo ogni tanto è come se si fosse sentito 5 minuti prima, quella è sempre rimasta.

Quando mi ha parlato del male che lo aveva aggredito ho pensato che comunque avrebbe avuto certo un periodo brutto da superare ma che ce l’avrebbe fatta perché le persone come lui non si possono perdere. Invece non è stato così e se ne è andato lasciandoci qui, in questo contesto di vita ormai così tristemente diverso da lui, a pensarlo con affetto e nostalgia rendendoci conto che da oggi questo nostro mondo sarà un po’ più povero.

Renata