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Storia della razza

stampaIl Dalmata appartiene ad un'antica razza che non sembra recare alcuna traccia di intervento umano come invece è successo per numerose razze moderne. E' giunto fino a noi come un retaggio del passato, col suo aspetto "originario" ed elegante, come le sue vistose macchie, curiose e strane come le striscie sul manto della zebra. E' un cane insomma che sarebbe sopravissuto quasi immutato dall'alba della storia, ritratto addirittura da un artista del Magdaleniano (13.000 anni a.C.) in ub "bastone forato" in corno di renna lungo 7,3 cm. e proveniente dall'Abri Morin nel dipartimento della Gironda (Francia). Vi è raffigurata una fila di sette teste di profilo a destra, che presentano tutte caratteristiche comuni: muso quadrato, occhio tondo, punteggiature irregolarmente disposte. Certamente l'aspetto generale è molto sommario, le figure stilizzate quasi geometriche; ma nulla ci vieta di pensare che l'artista del Paleolitico abbia avuto accanto a sé il nostro cane macchiato e lo abbia voluto immortalare nel tempo.
Ma quale ne è la terra d'origine? Sono state avanzate varie e differenti teorie: non possiamo asserirlo con sicurezza, ma esiste la possibilità che il Mediterraneo orientale sia stato la culla della razza, diffusasi poi in India e, a ovest, verso l'Europa. Ne potrebbe essere la prova una statuetta in terracotta rinvenuta fra le rovine di Micene risalente al 1600 a.C. raffigurante un cane con orecchie dritte, corpo bianco a macchie rotonde nere. E ancora all'area meditteranea ed ancor più indietro nel tempo riporterebbero due dipinti databili rispettivamente al 3000 ed al 2000 a.C. proveniegizienti l'uno dalla tomba di Redmera a Tebe, l'altro da quella del faraone Roti nella valle di El Assasif. Nel primo sono riprodotti esemplari (facenti parte di un tributo) fra cui un levriero, un mastino ed un cane macchiato tipo Dalmata. Nel secondo il nostro cane fa bella mostra di sé al seguito di un cocchio in un'evidente scena di caccia. Non si può prendere con assoluta certezza il fatto che ogni cane a mantello bianco a macchie nere o rosso o bruno sia senz'altro un Dalmata, credo tuttavia che molti di essi possano essere stati i progenitori dell'attuale cane macchiato, dato poi che la maculatura dei Dalmata di allora non sarà stata netta e regolare come l'odierna. Certo è che esemplari facilmente giudicabili come soggetti di razza Dalmata si trovano in un dipinto databile al 1360 a.C. nel Cappellone degli Spagnoli in Santa Maria Novella a Firenze, dove i nostri cani maculati attaccano ferocemente dei lupi.
I pittori dipintoolandesi ci hanno tramandato bellissime immagini del Dalmata, in alcuni casi con una maculatura che si avvicina di più alla odierna di quanto appaia in dipinti di epoca più recente. Il fiammingo Gerard ter Borch dipinse una scena del congresso di Münster (1647) un dettaglio della quale rappresenta il Delfino di Francia con un cane la cui appartenenza alla razza Dalmata è indiscutibile.
E ancora due Dalmata furono protagonisti del celebre quadro di Francesco Castiglioni che si tro va nel castello di Berchtsgaden ai confini della Baviera (1695). E' intitolato "Cani da caccia e loro addetti"; ciò che colpisce di più è l'atteggiamento del Dalmata che sta in grembo al ragazzo che si occupa dei cani, abituale per quasta razza che crede spesso di essere "da grembo".
E' da annotare una presunta origine indiana, più precisamente bengalese, per analogia con una razza locale di cani da caccia simili al dalmata per la pezzatura. Daciò deriva una denominazione in cui, ancora oggi, ci s'imbatte per definire il Dalmata. "Segugio del Bengala". Ma, a onore del vero, questi segugi hanno sempre avuto il fondo del mantello fulvo mentre il Dalmata lo ha bianco puro.dalmata-e-carrozza
In Inghilterra, pare, fu introdotto agli inizi del Seicento, chi dice dall'Italia, chi dal territorio della ex Jugoslavia, al seguito di zingari, di acrobati o di artisti del circo. Secondo le osservazioni di Bewick riportate nel libro di Jesse (1857), il Dalmata è originario della Dalmazia da dove, successivamente, fu trsferito in Italia. E' indubbio che l'Inghilterra abbia comunque il merito di aver saputo apprezzare per prima la razza, non solo per l'aspetto decorativo e appariscente del mantello, ma anche per la versatilità e le molteplici doti: paese notoriamente amante dei cavalli, seppe ben valutare questo cane, che dimostrava un singolare affiatamento con gli equini. Fu anche addestrato, proprio per la sua indole, a seguire le carrozze e le diligenze di lungo percorso. Duplice era lo scopo di queste scorte: nel primo caso veniva considerato elegante uscire in carrozza per il passeggio con una bella coppia di Dalmata al seguito, quasi fossero dei valletti. Più utile era il servizio nel secondo caso: quando le strade non erano sicure per le frequenti imboscate di briganti e malfattori, il cane precedeva di poco la carrozza e al primo pericolo dava l'allarme abbaiando. Per queste tipiche funzioni la razza prese anche il nome di "Coach Dog".
Il Dalmata fu impiegato, nel corso dei secoli, in molteplici funzioni: in guerra come portatore di fucili, come cane da spettacolo nei circhi equestri, dove si esibiva con grande maestria, ottimo guardiano nei castelli, buon compagno dei bambini, guida per i non vedenti e in tante altre mansioni.
Con l'avvento delle automobili, la razza ebbe un periodo di poca notorietà, ma grazie al suo meraviglioso mantello la vediamo riemergere con prepotenza e imporsi nei tempi moderni.
Questa antica razza canina arriva ai nostri giorni senza aver subito nessun mutamento morfologico ed estetico. Il Dalmata ha sempre avuto la stessa forma e dimensione, lo stesso mantello e il medesimo carattere.
Vista una sempre maggiore diffufotosione di questo cane, nel 1850 John Henry Walsh pubblicò il primo standard della razza. La sua prima apparizione nelle mostre canine avvenne nel 1860 a Birmingham, dove il grande pubblico potè ammirare dal vero, e non soltanto da pitture e stampe, il cane maculato, che destò molta ammirazione e plauso.
 
La sua popolarità raggiunse l'apice con l'uscita sugli schermi del celebre film a cartoni animati di Walt Disney (1961): "La carica dei 101". E' d'obbligo sottolineare che questo film non è frutto di pura immaginazione e fantasia ma rispecchia realmente la sensibilità, l'intelligenza e il coraggio di questo cane.